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Mario
Corso scriva il candidato all'ammissione, in max di 15 pagine, quali ricordi, quali emozioni, quali sentimeti evoca in lui questo nome (estratto dai questionari di ammissione) |
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nel
corso della cena sociale (18 agosto 2006) è' stato assegnato il premio
"Foglie morte" per il Compagno che si è distinto, compilando il questionario, con il più bel ricordo di Mario Corso. Il premio, consistente in una copia dell'omonimo libro di Garcia Marquez, è andato a Fabio, che purtroppo non è potuto essere presente per impegni di lavoro, attualmente vive in Arizona. ecco un estratto dal suo testo: Mario Corso per me è soprattutto mio padre. ......Ma poi, all'improvviso, qualcosa accade .... Punizione. Di prima. Tira Corso. Mio padre allora, ed è questo il gesto che mi è rimasto impresso, aspetta il fischio dell'arbitro e spegne la radio. Spegne la radio. E si dice, come una scommessa: 1 - 0. Dopo 10 secondi riaccende: 1 - 0. La fede assoluta nell'infallibilità del piede. Fabio, Tucson, Arizona (USA) |
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si
sta Nel
1963 andavo all'oratorio "S.Giovanni Bosco" di piazza Leonardo,
a Milano. Sul muretto vicino al campo da calcio io scrissi col gesso MARIOLINO
CORSO, IL PIEDE SINISTRO DI DIO. Mi beccò il prete giovane (credo uno
j******no che tampinava i ragazzini, poi lo trasferirono all'oratorio femminile
così che non fosse tentato .. ) e mi disse "Cancella subito quella
frase ! è una bestemmia !". Io niente, neanche a strattoni e pizzicotti
la cancello. "Se non la cancelli non vieni più a giocare all'orartorio"
mi minaccia il prete giovane, pedofilo e probabilmente j******no. Così
mi hanno sbattuto fuori dall'oratorio. Ma io lo sapevo che Mario Corso sarebbe
stato fiero di me. il
ricordo: un lontano 1970 ..... l'emozione: se M***n Kundera l'insosteniblie
leggerezza dell'essere l'ha messa su carta, Mariolino l'ha resa materialmente
tangibile ..... i sentimenti: un misto di gioia e di tristezza anche nell'attimo
del gol, spesso da pallone cadente nella rete avversaria come una foglia autunnale,
malinconica e piena di speranze passate e di future rinascite. ....
la foglia morta cade a coprire le brutture di cemento, cade leggera come il
cuore di noi bimbi, subito la raccogli e ne fai cadere un'altra ancore, fino
ad arrivare alla punizione perfetta, la parabola che resterà nella
storia del calcio come in quella dei bimbi del quartiere, che quando diventeranno
uomini ancora ne parleranno e si renderanno conto di quanto Mariolino fosse
inarrivabile. Ma il bello era proprio provarci per capire quanto fosse difficile.
...Nascosto dietro la spalliera della poltrona, nella penombra andai subito
a cercare l'Inter: l'odore dell'album era un bellissimo profumo di colla coccoina.
Mi ricordo benissimo la prima impressione: in alto a sinistra, vestito di
nero, funereo col colletto blu c'era Sarti (molto signorile) e poi con la
maglia a larghe righe nere e azzurro-blu .... ed infine Corso: me lo ricordo
guardato di sfuggita perchè i fratelli Zanetti si erano accorti della
mia sbirciatina all'album. Rimasi male: Corso era triste (non sorrideva) e
...quasi pelato .... Ci
prova lo stesso a un metro dalla linea di fondo campo, con la consapevolezza
che 99 su 100 andrà male: colpisce di esterno, neppure troppo forte
e mentre lui finisce con una buffa capriola all'indietro contro i cartelloni
pubblicitari, fra l'entusiasmo e la rabbia dell'Europo si insacca quasi rasoterra,
prodigiosamente beffardo, il più mancino dei tiri. (ricopiato diligentemente
da "il più mancino dei tiri" di E.Berselli) Mario
Corso mi riporta indietro nel tempo e di conseguenza mi produce intense emozioni
non solo perchè mi riconduce alla mia infanzia, ma anche perchè
la sua figura di persona schiva e per ben mi proietta indietro nel periodo
in cui il calcio era ancora uno sport nobile .... ...non
era un vero interno, era un tornanate, era un rifinitore no anzi un attaccante
in realtà, come noi Interisti Leninisti, un atipico. Mi
piace pensarlo come ad un vezzo
consentito solo a coloro in qualche modo elevati a rango superiore, un distintivo
di un club di eletti, il sistema per farsi riconoscere all'istante tra i ventidue:
"Ecco vedi, quello coi calzettoni giù, quello è Corso!". L'esultanza
dopo il gol con un braccio alzato dopo l'altro e una serie di salti scomposti
e, diciamolo, lievemente sgarziati, evocano quella gioia istintiva, incontenibile
e sincera che, paragonata
alle seneggiate di oggi (...) ci fanno riflettere sulla crisi della modernità. Poi
un'impressione che mi ha sempre fatto è la faccia da Interista! Quell'aria
umile e un po' dimessa,
mai boriosa o tracotante, anzi ...quel tono sempre come a chieder scusa ...
uno così non poteva che essere Interista! Ecco
perchè Corso è la speranza: davanti ai filmati in bianco e nero
dell'Inter di quegli anni
non si può che sperare che la storia torni ad essere generosa con chi
ama il calcio e faccia godere anche noi più giovani, di emozioni autentiche.
Emozioni alla Mario Corso. E'
gol, festeggiato col sorriso beffardo ad incorniciare quello sguardo triste,
quegli occhi chiari che brillano di felicità: la sua, dei compagni,
la nostra di innamorati nerazzurri. Chissà
perchè fanno giocare uno così, ho pensato. Poi ad un certo punto,
ho capito. E' stato nel secondo tempo..... qualcuno gli ha passato il pallone.
Lui ha fatto finta di non capire dov'era, chi era, e perchè avevano
passato proprio a lui, che non aveva voglia di fare fatica. Poi ha guardato
da un'altra parte, e così distrattamente, ha dato un calcio di sinistro
alla palla che quasi per caso era li tra i suoi piedi. Quando è entrata
in rete, il portiere aveva la faccia di uno studente tonto a cui avevano appena
spiegato la teoria della relatività. ....rappresentava
un mondo senza paura
di farsi male, un mondo dove se ti facevi male voleva dire che non eri riuscito
a dribblare l'avversario! E Mariolino dribblava sempre. Quando
facevo la raccolta delle figurine avevo 27 Jair e nemmeno un Corso ....poi
arrivarono la mia mamma e il Passero a dirmi che no, come lui non c'era mai
stato più nessuno e quel lui era Mariolino Corso. 1981.
Avevo 13 anni (un'età difficile, come dicono). Sul TV c'era un documentario
sul Liverpool in Europa (c'era sempre un documentario sul Liverpool a quei
tempi). Era la prima volta che ho visto la Grande Inter degli anni sessanta.
C'erano Mazzola e Corso lucente in bianco e nero. E' stato amore a prima vista. Ora,
come potevo io rimanere indifferente al fatto che Mario "Mariolino"
Corso fosse nato a San Michele EXTRA, provincia di Verona? Era ovvio che Corso
fosse un genio, ce l'aveva scritto nei dati anagrafici:
era EXTRA, era più che super: era Corso, il piede sinistro di Dio. |
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Mario
Corso ... non avendolo nè conosciuto di persona, nè visto mai
giocare nell'Inter per questioni di età, posso soltanto limitarmi a
riportare le notizie che ho trovato su di lui. Esaminandole e sentendo i pareri
di chi lo ha visto giocare capisco però che raramente si sono visti
nel campionato italiano giocatori come Mario Corso. La
classe, lo stile, la signorilità di una delle colonne della Mitica
Inter che mi fece innamorare dei colori neroazzurri. E poi si chiama Mauro
come me; purtroppo solo il nome ci accomuna essendo sempre stato io un pessimo
giocatore di calcio. Troppo
giovane per averlo visto in campo, ho il ricordo raccontato da mio zio Pietro
e una maglia stretta stretta a righe nero e azzurro scuro verticali a ricordarmi
quegli anni. Mio zio mi raccontava del sinistro di dio, delle punizioni a
foglia morta, delle camminate sulla fascia ombrata di S.Siro. Mi raccontava
di un omino magro ma forte, con lo sguardo tenero ma deciso. E mi raccontava
indirettamnete della sua giovinezza, quando i successi della Beneamata facevano
da cornice alle sue prime esperienze di vita. Genio e sregolatezza, vero artista
del pallone. L'ho visto in video cassetta e ho capito, tramite la pelle d'oca
anche dietro il collo, cosa significa dribblare, crossare, segnare, vincere
con i colori dell'Inter. Chi
è mario Corso? Facilissimo, anche per chi, come me, non ha potuto ammirarlo
in campo. Mariolino era l'essenza del calcio, e quindi la sintesi perfetta
dell'interismo. Follia, fantasia, utopia, splendore, arte dello stupire.
Quanto avrei voluto essere presente! Mariolino
era il mio idolo e mi ricordo sempre il derby di ritorno del campionato 1970/71
con un suo grande gol su punizione e una partita semplicemente straordinaria.
Il piede sinistro di dio (un attimo di debolezza anche per noi materialisti).
15 pagine sono troppe e non ci starebbero nella busta. Non
ho parole, ma solo splendide immagini Oltre
a persone in festa, purtroppo in immagini in bianco e nero, anche la mia scrivania,
poichè la sua foto troneggia... Io
l'epoca di Corso non l'ho vissuta perchè sono nato nel 1979, ma ho
un ricordo attraverso tv, vhs e dvd di un gran calciatore ed uomo. Mi emozionano
le sue galoppate sulla fascia sinistar, il suo modo di essere trasgressivo
per l'epoca, cioè gli anni '60, sul campo con capelli lunghi e basettoni,
calzettoni abbassati fino alle caviglie e come irrideva l'avversario di turno,
con tocchi funambolici ed irriverenti. Il suo nome evoca sentimenti di un'epoca
che ha cambiato il mondo dal '68 in Italia al Che in America Latina, Centrale,
in Africa e di una grande squadra che vinceva tutto in Italia e in Europa. La
Grande Inter, il Piede Sinistro di Dio, Helenio Herrera...nomi e immagini
mitici, che ancora colpiscono l'immaginario popolare e dimostrano cosa l'Inter
voglia dire per l'Italia e non solo ! A ventun anni e con davanti lo spettacolo
deprimente del calcio di oggi, si sente la necessità di miti puliti
e vincenti. Su
Mario Corso pochi ricordi, legati a un (ormai) insostenibile bianco e nero!
Le emozioni sono quelle
che un qualsiasi, o quasi, uomo a striscie verticali nero e azzurre mi procura.
E dunque in sintesi, l'appartenenza, nei termini più esclusivi e totali.
Dove qualsiasi non vuole essere indistinguibile, non si vuole sminuire
la persona, ma esaltare i colori. I sentimenti sono qualcosa di privato. Faccio
fatica a spiegarli, ma chi li legge non ne fa alcuna ad intuirli. Ah,
Mandrake! Ah, Manolete! Ah, le foglie morte, quando si giocava col pallone
vero e non con i SuperFlex di quel coglione di Pirlo! Le pennellate sul campo
del Borussia Dortmund in una semifinale di vera Coppa dei Campioni, la sciabolata
mondiale al 115' minuto di Inter-Indipendiente, quando si andava a vincere
ed a far botte oltre Atlantico senza le trombette ed i pompini delle gheishe
di Tokio! E la magica cavalcata di recupero del 1970-71 assieme a Bonimba,
giusto per scardinare ancora il culo dei cuginastri! Gloria ed onore al vero
artista del pallone! Sinistro di dio, il dio nerazzurro campione! Io
non ho potuto vedere le sue splendide azioni sul campo "in diretta",
perchè sono nato nel 1989, però porto, come lui, il soprannome
"mandrake". Infatti, quando ero piccolo, mio padre vedendomi giocare
a calcio e seguire con ansia le partite della mia squadra del cuore (l'Inter,
che domande..) decise
di chiamarmi come quel grande campione della sua gioventù, che regalò
al mondo intero delle ore di pura follia con le sue fantastiche gesta.
...Mio
padre si sbraccia "guarda Giovanni, guarda, Mazzola! Corso!" e io
imbambolato non riesco a far altro che a stringere loro la mano e a sussurrare
"complimenti" ...neanche l'autografo gli ho chiesto..... ...le
famose "punizioni a foglia morta" narrate da nonno Peppe sognate
e vagheggiate mai viste veramente...e si materializza anche la visione di
un calciatore esile, un po' stempiato, con i calzettoni alla caviglia che
tira sù un oggetto strano ...una grossa coppa argentea..... ...mio
padre alla fine dei suoi racconti aggiungeva dire che Corso era antipatico
a tutti "perchè era comunista e andava a donne" .....e la
maglietta bianca con le striscie nero e azzurre che
mi ha regalato quel giorno a SanSiro adesso la porta il mio piccolo Giovanni.
non si offenda Maurizio di Gaggiano (Mi), ma ci sarebbe voluto un sito solo per lui, grazie a tutti |
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